A Malta “prove tecniche” per introdurre l’aborto

Isola di Malta

(di Mauro Faverzani) L’aborto a Malta è illegale. Anche Ella, la cosiddetta pillola del giorno dopo, lo è e per lo stesso motivo: impedendo l’impianto dell’ovulo già fecondato, è un farmaco abortivo a tutti gli effetti.

Un divieto, questo, che certamente non garba alla Fondazione per i Diritti delle Donne: per questo ha presentato presso i ministeri della Sanità e delle Libertà Civili un ricorso contro lo Stato, chiedendo che vengano legalizzate l’autorizzazione, l’importazione e la distribuzione della contraccezione d’emergenza, attualmente fuorilegge.

Presentando 102 firme di donne di età compresa tra i 16 ed i 62 anni a sostegno della petizione. Ed attivando un profilo Facebook, per promuovere un’apposita campagna di sensibilizzazione. Non è disposta a fermarsi di fronte ad alcunché: è pronta a portare la questione non solo dinanzi ai tribunali locali, ma anche di fronte alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, se servisse.

Secondo tale Fondazione, il governo dell’isola starebbe violando i diritti fondamentali delle donne e la facoltà di una corretta pianificazione familiare, calpestando i trattati internazionali firmati ufficialmente anche da Malta, nonché le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Affermazioni, che han trovato subito pieno appoggio da parte dell’Associazione Umanista di Malta. Le pressioni attuate dalle lobby abortiste han purtroppo sortito già qualche risultato: ad esempio, l’avvio di un dibattito interministeriale, per valutare la richiesta da loro avanzata.

Nulla di cui stupirsi: il governo del laburista Joseph Muscat, attualmente in carica, si è sempre proclamato paladino dei cosiddetti “diritti civili”, introducendo, ad esempio, le unioni e le adozioni omosessuali, rivedendo il Concordato con la Chiesa circa l’annullamento dei matrimoni e mettendo a punto un’apposita legislazione sui “diritti” dei transgender.

Non stupisce quindi che ora intenda sferrare anche un attacco contro la vita. Magari all’inizio presentandolo in forma soft ovvero riducendo il fattore abortivo di Ella, modificando il principio attivo che impedisce l’impianto dell’ovulo già fecondato, ma bloccando ovulazione e fecondazione.

Le organizzazioni pro-life sono in stato di allerta. La sigla Dono della Vita lo ha detto senza giri di parole: ritiene che quello attuato dalla Fondazione per i Diritti delle Donne sia solo il tentativo per legalizzare l’aborto nell’isola.

Dello stesso avviso anche Life Network Foundation, il Movimento per i Bambini non nati e Donne per la Vita: quest’ultima ha evidenziato come il ricorso alla cosiddetta contraccezione d’emergenza incrementi unicamente la promiscuità sessuale, le violenze e la percezione dei bambini come semplici «incidenti» di percorso. In un proprio comunicato i Vescovi di Malta e Gozo hanno richiamato l’attenzione sui diritti dei nascituri.

Il che non ha impedito di strumentalizzare un’intervista rilasciata dall’arcivescovo metropolita di Malta, mons. Charles J. Scicluna, intervista in cui ha ribadito l’effetto abortivo della pillola una volta avvenuto il concepimento, pur ritenendo che le cose possano «cambiare totalmente» se somministrata «prima della fecondazione».

In realtà, il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 2370, richiamando l’Humanae Vitae di Paolo VI, ritiene errata la contraccezione come atteggiamento in sé di preclusione alla vita, per cui «è intrinsecamente cattiva “ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”».

Ciò è bastato, tuttavia, per fornire nuovi elementi e nuovi alibi alle voci pro-choice. A livello politico, il dibattito innestato dal ricorso ha fatto emergere le posizioni dei vari partiti: quello nazionalista si è confermato tradizionalmente pro-life. Ma anche tra i laburisti, il fronte non è compatto: l’ex-ministro della Sanità, Godfrey Farrugia, peraltro medico di professione, ad esempio, si è schierato contro la pillola del giorno dopo per i suoi effetti abortivi, reputandola una sorta di «piano B per rapporti sessuali non protetti ed occasionali».

Ciò che lo ha spinto a dire chiaramente che tale farmaco «non appartiene alla sfera dei diritti umani». Sulla stessa linea anche sua moglie, l’on. Marlene Farrugia, che specifica come anche in caso di stupro, «un crimine non ne cancella un altro». Un altro parlamentare, Luciano Busuttil, si è già dichiarato pronto a dimettersi, nel caso il governo lavorasse alla legalizzazione dell’aborto. Il diritto alla vita – ha spiegato – è il più alto tra i diritti naturali e senza di esso non esistono tutti gli altri diritti, pertanto prevale anche su quello di scelta della donna. Insomma, la partita è ancora tutta da giocare. Con coerenza e senza compromessi. (Mauro Faverzani)

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