2013, un anno di svolta per l’omosessualizzazione degli Stati Uniti

Defense of Marriage Act (Doma)(di Lupo Glori) Il 2013 è stato un anno di svolta per il movimento omosessuale negli Stati Uniti che, grazie soprattutto a due importanti decisioni prese nel mese di giugno, la rimozione del Defense of Marriage Act (Doma) da parte della Corte Suprema e la sospensione della cosiddetta Proposition 8 nello Stato della California, è riuscito ad imprimere una decisiva accelerazione alle sue rivendicazioni sociali e legislative.

L’atto più importante, che ha rappresentato un cambio di passo decisivo, è stato, senza dubbio, la dichiarazione di incostituzionalità con 5 voti contro 4, da parte della Corte Suprema americana, del cosiddetto Defense of Marriage Act (Doma), la legge federale firmata da Clinton nel 1996 che stabiliva ufficialmente il matrimonio come unione tra un uomo e una donna.

Tale decisione è stata il passaggio cruciale che aperto e indicato la strada da seguire a tutti gli Stati americani. In tal senso, pochi giorni dopo tale disposizione, lo Stato della California è stato il primo a far sue tali indicazioni della Corte Suprema, attraverso un provvedimento della Corte d’appello del nono circuito, che ha stabilito la sospensione della Proposition 8, la norma che dal 2008 attraverso un referendum aveva messo al bando le nozze gay all’interno Stato, spianando così la strada ai matrimoni omosessuali.

Facendo, dunque, un bilancio dell’anno che volge alla sua chiusura, negli Stati Uniti, la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso è stata ottenuta in 6 Stati, Rhode Island, Delaware, Minnesota, New Jersey, Hawaii e Illinois (in quest’ultimo Stato sarà effettivo dal 1 giugno 2014), portando cosi a 16 in totale il numero degli Stati dove è possibile sposarsi per le coppie omosessuali, più altri 4 dove sono, per ora, riconosciute solamente le unioni civili (Oregon, Nevada, Wisconsin e Colorado).

Gli attivisti gay statunitensi hanno potuto contare sul determinante appoggio di Barack Obama, che ha fatto dei diritti omosessuali un cavallo di battaglia del proprio operato politico. A tal proposito, nel giugno 2013, all’indomani della sentenza della Corte Suprema di incostituzionalità del Doma, il presidente americano aveva cosi commentato: «Mi congratulo per la decisione assunta dalla Corte Suprema di abrogare il Defense of Marriage Act (Doma). Si trattava di una discriminazione racchiusa nella legge. Trattava le coppie di omosessuali e lesbiche come una classe di persone separata e inferiore. La Corte Suprema l’ha definita sbagliata, e ora il nostro è un paese migliore. Siamo quelli che hanno dichiarato di essere stati creati tutti uguali, e l’amore che dedichiamo al prossimo deve esserlo altrettanto».

Inoltre, a partire dallo scorso novembre, dopo la sua rielezione alla Casa Bianca, Obama ha accentuato la sua posizione sul tema dando una spinta ulteriore al processo di omosessualizzazione già in atto negli Stati Uniti. In occasione dell’ultima vittoria del movimento LGBTQ statunitense, il riconoscimento del matrimonio gay nello Stato dell’Illinois, il presidente statunitense ha espresso la sua soddisfazione dichiarando: «Sono davvero orgoglioso che gli uomini e le donne eletti per servire il grande stato dell’Illinois (…) abbiano scelto di fare un passo avanti nel viaggio per perfezionare la nostra unione (…). Il nostro viaggio come nazione non sarà completo fino a quando i nostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come gli altri dalla legge».

Il presidente Obama, con la sua azione politica in tema di diritti omosessuali, lega, dunque, inscindibilmente il suo nome alle rivendicazioni LGBTQ e sarà certamente ricordato come colui che ha energicamente promosso e portato a compimento il processo di omosessualizzazione della società americana. (Lupo Glori)

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